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La storia di Claudio Ranieri ed il Leicester è un racconto da fiaba col finale da incubo. Si perché il tecnico romano che era stato scelto nel 2015 per guidare il modesto club inglese, ha compiuto un vero e proprio miracolo calcistico: portare i “Foxes” al titolo nazionale nel 2016. Un impresa storica ed incredibile che gli era valsa il titolo di “King Claudio” e che gli aveva permesso di raggiungere il massimo riconoscimento per un allenatore:migliore allenatore dell’anno. Un sogno ad occhi aperti per Sir Claudio, che si era finalmente scrollato di dosso l’etichetta di “eterno secondo”.  Ma Ranieri si è dovuto svegliare bruscamente Mercoledì scorso: esonerato dall’incarico. Una doccia fredda per lui ed i tifosi, che lo avevano innalzato a guru calcistico e speravano in una sua lunga permanenza all’interno del club. La dirigenza asiatica, però, non è stata dello stesso avviso: visto il concreto rischio retrocessione ed i problemi interni tra Re Claudio ed alcuni senatori, ha deciso di dargli il benservito. In barba alla riconoscenza, in un calcio sempre più legato agli aspetti economici ed al profitto, non c’è spazio per certi valori. I tifosi alla prima senza King Claudio hanno espresso tutta la loro rabbia per l’accaduto. Ranieri è ancora nei loro cuori. Un Re senza più il trono, ma pur sempre un Re.

 
20 feb 2017


Si è consumata ieri, durante l’ultima assemblea del PD, l’ennesima lotta fratricida all’interno del partito. Il “demone della scissione” parafrasando la frase di Veltroni, uno di quelli che il partito l’ha fondato e ne ha sorretto i valori, si è palesato apertamente all’assemblea ma era già nell’aria da tempo. Da una parte Renzi ed i Renziani, accusati di una politica troppo vicina ai valori del centrodestra, dall’altra la cosiddetta “Ala Rossa” figlia di una cultura di sinistra più fondamentalista e formata dai vari Bersani, Pisapia, Emiliano, Rossi fino ad arrivare all’ex Premier Massimo D’Alema, il vero manovratore silenzioso del processo di scissione.

Renzi dal canto suo, pur sentendosi “accerchiato” tira dritto sulla sua strada: “Peggio della Scissione c’è solo il ricatto”. Nessun accordo dunque tra le parti, si va verso la rottura. Roba da Prima Repubblica.

 


Ognuno ha quel che si merita. Potremmo sintetizzare così il significato del karma, secondo la dottrina filosofica e religiosa indiana. E questo, probabilmente, vale anche in ambito prettamente musicale. Deve averlo pensato più volte la bravissima Fiorella Mannoia, quando si è vista soffiare all’ultimo secondo la vittoria del Festival di Sanremo 2017. E lo ha capito benissimo Francesco Gabbani, che con la sua canzone-tormentone “Occidentali’s Karma” si aggiudica a sorpresa il Festival, bissando il successo dello scorso anno di Sanremo Giovani. Si perché in un edizione con pochi fuoriclasse e tanta mediocrità (dal solito Albano, all’impalpabile Gigi d’Alessio, fino ad una serie di insignificanti semi-sconosciuti) qualcosa di buono si era pur visto: il ritorno della Mannoia con “Che sia Benedetto”, canzone bellissima che è un inno alla vita, o l’impegnata ballata “Vietato Morire” di Ermal Meta (ex Fame di Camilla) contro la violenza sulle donne, ne sono due belli esempi. Bisogna comunque ammettere che la canzone di Gabbana, dietro quella maschera di leggerezza e trash, nasconde un ironia pungente e dissacrante sulla condizione dell’uomo contemporaneo: la “Scimma Nuda” di cui parlava l’etologo Desmond Morris. Bisognerebbe capire se il “popolo” italiano abbia premiato il significato sarcastico del pezzo o sia stato invece contagiato dalla musica coinvolgente ed il balletto virale di Gabbani e la sua scimmia sul palco dell’Ariston. L’ennesima dicotomia tra genialità e demenza del nostro paese.

PS: Pare che la Scimma di Gabbani fosse in realtà Matteo Salvini XD

 

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