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Una tragedia umana e calcistica. Una fatalità assurda che ci riporta indietro di 67 anni, quando l’aereo del “Grande Torino” crollò inesorabilmente,assieme ai sogni di gloria di una squadra che forse avrebbe vinto molto di più. E’ successo di nuovo. L’aereo Cp2933 che trasportava la squadra brasiliana Chapecoense, si è schiantato vicino a Medellin, in Colombia, durante il volo che l’avrebbe portata a giocare la finale di andata della Coppa Sudamericana. 71 morti su 77 persone a bordo. Oltre alla squadra di calcio, tra i passeggeri tantissimi giornalisti che avrebbero dovuto seguire la finale. La Chape (così chiamata dai suoi sostenitori), team di Chapeco, aveva compiuto fino ad adesso un vero miracolo calcistico: dalla serie D brasiliana erano saliti a suon di vittorie fino alla massima serie, ed oggi avrebbero dovuto giocare la finalissima del prestigioso torneo contro i colombiani del Atletico Nacional. Un destino beffardo, però, non gli ha permesso di giocare quella finale. Come il Grande Torino, anche i giocatori del Chapecoense saranno ricordati come una squadra leggendaria. Chapeau Chape.

 


Si è spento all’età di 90 anni il dittatore cubano Fidel Castro, l’ultimo grande despota di matrice comunista. Guidò la rivoluzione cubana contro Batista assieme a Che Guevara, professando il credo e gli ideali marxisti che, come spesso accaduto nel corso della storia, si tradusse però in una tirannia lunga e sanguinosa. Gravemente malato, negli ultimi anni ha lasciato il posto al fratello Raul, che ha allentato le forti tensioni storiche con gli Stati Uniti, oggi politicamente meno distanti. Lottò tutta la vita contro i falsi ideali del mercato globale e del consumismo, se ne va ironicamente durante il “Black Friday”, la massima espressione globalizzata del consumismo sfrenato. Un ultima silenziosa protesta, a pugno alzato ovviamente.

 


L’uragano Trump ha letteralmente sconquassato l’America. Il vecchio Donald sarà il 45° Presidente della storia degli Stati Uniti d’America, in barba a tutti coloro i quali qualche tempo fa non avrebbero scommesso un dollaro sull’ascesa al potere del controverso imprenditore americano. Già perché l’uragano Trump aveva iniziato a prendere forma nel Giungo 2015, quando dalla sua personale “torre” a New York aveva annunciato di voler candidarsi per corsa alla casa bianca con i Repubblicani. Nessuno, nemmeno all’interno del suo partito, lo aveva preso sul serio, ma si è dovuto presto ricredere a suon di consensi ottenuti nel cuore dell’America tradizionalista, in cui ha fatto breccia attraverso i suoi discorsi populisti, guerrafondai e maschilisti. E intanto l’uragano cresceva, cresceva, fino allo scontro finale con il candidato democratico Hillary Clinton. Uno scontro che l’establishment, i media, le celebrità, hanno cercato di volgere a favore dell’ex First Lady Hillary, le cui previsioni al voto la davano vincitrice all’85%. Previsioni prontamente ed incredibilmente smentite dalla “Vox Populi”, che in una situazione di profonda crisi economica e politica ha deciso di “snobbare” la Clinton, troppo vicina ai potenti e agli interessi della casta, per dare fiducia all’eccentrico imprenditore Trump. Del nuovo presidente ricordiamo le sue dichiarazioni pubbliche di matrice razzista, il maschilismo e misoginismo congenito, le bancarotte fraudolente, l’amore per le armi, le apparizioni ossessive in Tv, l’incuranza verso i problemi ambientali ecc. Quest’uomo sarà il nuovo presidente americano, la nazione più influente e potente al mondo. Non resta che augurare buona fortuna…a tutti noi!

 

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