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18 ott 2016


Nel calcio moderno, dove tutto viene estremizzato, socializzato, pubblicizzato, la vita di alcuni calciatori sembra quasi si trasformi in un talk show. Un caso emblematico è quello del giovane attaccante dell’Inter Mauro Icardi, 23enne argentino di Rosario, passato spesso alle cronache più per gli eccessi e l’arzigogolata storia personale che per le sue prestazioni calcistiche. Non che il ragazzo non sia bravo e non abbia talento, certo, ma più che i goal e le buone prestazioni, le persone ricordano la tribolata storia d’amore (e di tradimenti) con la soubrette argentina Wanda Nara, prima moglie del calciatore (ed ex amico) Maxi Lopez. Una vita vissuta tra il campo da calcio ed i social network, e che adesso Maurito ha voluto raccontare nel un suo libro “Sempre avanti” (in barba a tutti coloro che pensavano fosse inappropriato scrivere un autobiografia a soli 23 anni). Un libro che ha fatto saltare però su tutte le furie i tifosi interisti, a causa di alcuni racconti “non del tutto esatti”, in cui Maurito descriveva un battibecco avuto con la curva nerazzurra. Ed allora striscioni offensivi e tifosi sotto casa: è caos. Sono in molti a chiedere che Icardi restituisca la fascia di capitano e vada via; nemmeno le scuse pubbliche bastano a placare gli animi. La società decide allora che l’attaccante rimane (come capitano) ma dovrà modificare parte della sua biografia. Basterà a riappacificare i rapporti con la tifoseria? Aspetteremo la prossima puntata de “I fatti vostri”, pardon I cardi vostri.

 


Si è spento oggi all’età di 90 anni il grande Dario Fo, attore, scrittore e “sommo giullare”, che attraverso la sua poliedrica esuberanza artistica ha saputo raccontare la contemporaneità con ironia arguta e mai banale, prendendosi gioco dei poteri forti. Il grandissimo corpus drammaturgico, che conta più di 100 opere teatrali tra cui il suo capolavoro “Il Mistero Buffo”, gli valse nel 1997 il Nobel per la letteratura. La motivazione dei giudici recitava:  “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. E allora ode a te o sommo giullare che esci di scena tra gli scroscianti applausi del palcoscenico della vita.

 


Riforma si, riforma no. Da un po’ di tempo non si parla d’altro, in televisione, sui giornali, per strada. Ne hanno parlato i politici, i costituzionalisti, gli esperti, i comici, gente dello spettacolo. Ne hanno dette di tutti i colori e in tutte le salse, ne hanno analizzato i pro ed i contro. Ne ha parlato chi l’ha voluta (Renzi ed il ministro Boschi) e chi invece proprio non la vuole. Hanno cercato di convincerci, ognuno con le sue ragioni, più o meno vere, più o meno demagogiche, più o meno pertinenti, che se vince l’uno e non l’altro sarebbe un disastro. Abbiamo cercato di analizzare i pro ed i contro di ogni parte, così da arrivare il prossimo 4 Dicembre, quando saremo chiamati alle urne, a prendere la fatidica decisione. Quello però che nessuno ci ha detto, è che dietro le leggi scritte, giuste o sbagliate che siano, ci sono delle persone che le devono applicare ed interpretare. E per quanto perfetto o meno sia il regolamento, è sempre subordinato ai giocatori. O che ancora, oggi più che ieri, la globalizzazione e l’economia finanziaria hanno trascinato la politica verso una realtà sempre più “virtuale”, lontana cioè dalle dinamiche reali e concrete della comunità. Così, rifacendoci alla fortunata saga cinematografica dei fratelli Wachowski, ci troviamo anche noi all’interno di una sorta di Matrix. Anche se, a quanto pare, per quante “pillole” (o supposte) ci propinino, sembra che nessuno abbia intenzione di “svegliarci”.

 

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