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Storie di ordinaria follia. A Napoli un comizio politico è diventato il pretesto per una guerriglia urbana senza bandiere (e senza senso). É successo Sabato scorso in occasione della visita del Segretario di Lega Nord Matteo Salvini nella città partenopea. “Noi per Salvini” è questo il nome della lista politica che il leader del Caroccio ha creato per accaparrarsi voti e simpatie nel Sud Italia, visto e considerato il lungo antagonismo che il suo partito ha avuto con il meridione ed i meridionali. Una considerazione questa, sicuramente fatta da tantissimi napoletani che hanno organizzato un corteo per manifestare pacificamente il loro dissenso. Ed allora ecco che nel primo pomeriggio una folla di manifestanti ha riempito il centro della città con diverse bandiere politiche e travestimenti di pulcinella in segno di protesta. Tutto sembrava svolgersi in un’atmosfera di sana protesta politica, se non altro che, col passare del tempo, le maschere di pulcinella e le bandiere sono state improvvisamente sostituite da abiti neri, molotov e maschere decisamente meno folkloristiche. I Black Block hanno così preso prepotentemente possesso delle strade provocando innumerevoli danni alla città e aggredendo con violenza le forze dell’ordine. Matteo Salvini ha così colto l’occasione per attaccare il sindaco di napoli: “De Magistris ha aperto la strada ai teppisti” che a sua volta non ha perso l’occasione di ribattere: “Sto con Napoli, non con i violenti”. Ed è subito Spaccanapoli.

Polemiche a parte, Salvini ha di certo colto la palla al balzo per strumentalizzare questi avvenimenti a suo favore, ed il fatto che la Lega trovi sempre più consenso al Sud è qualcosa di assolutamente preoccupante. Dall’altra parte, però, manifestazioni di questo tipo non possono e non devono diventare il pretesto per dare sfogo ad una violenza becera che di ideologico e politico non ha assolutamente  niente a che vedere.

(Un grazie a Banksy per l’ispirazione di questa vignetta)

 


La storia di Claudio Ranieri ed il Leicester è un racconto da fiaba col finale da incubo. Si perché il tecnico romano che era stato scelto nel 2015 per guidare il modesto club inglese, ha compiuto un vero e proprio miracolo calcistico: portare i “Foxes” al titolo nazionale nel 2016. Un impresa storica ed incredibile che gli era valsa il titolo di “King Claudio” e che gli aveva permesso di raggiungere il massimo riconoscimento per un allenatore:migliore allenatore dell’anno. Un sogno ad occhi aperti per Sir Claudio, che si era finalmente scrollato di dosso l’etichetta di “eterno secondo”.  Ma Ranieri si è dovuto svegliare bruscamente Mercoledì scorso: esonerato dall’incarico. Una doccia fredda per lui ed i tifosi, che lo avevano innalzato a guru calcistico e speravano in una sua lunga permanenza all’interno del club. La dirigenza asiatica, però, non è stata dello stesso avviso: visto il concreto rischio retrocessione ed i problemi interni tra Re Claudio ed alcuni senatori, ha deciso di dargli il benservito. In barba alla riconoscenza, in un calcio sempre più legato agli aspetti economici ed al profitto, non c’è spazio per certi valori. I tifosi alla prima senza King Claudio hanno espresso tutta la loro rabbia per l’accaduto. Ranieri è ancora nei loro cuori. Un Re senza più il trono, ma pur sempre un Re.

 
20 feb 2017


Si è consumata ieri, durante l’ultima assemblea del PD, l’ennesima lotta fratricida all’interno del partito. Il “demone della scissione” parafrasando la frase di Veltroni, uno di quelli che il partito l’ha fondato e ne ha sorretto i valori, si è palesato apertamente all’assemblea ma era già nell’aria da tempo. Da una parte Renzi ed i Renziani, accusati di una politica troppo vicina ai valori del centrodestra, dall’altra la cosiddetta “Ala Rossa” figlia di una cultura di sinistra più fondamentalista e formata dai vari Bersani, Pisapia, Emiliano, Rossi fino ad arrivare all’ex Premier Massimo D’Alema, il vero manovratore silenzioso del processo di scissione.

Renzi dal canto suo, pur sentendosi “accerchiato” tira dritto sulla sua strada: “Peggio della Scissione c’è solo il ricatto”. Nessun accordo dunque tra le parti, si va verso la rottura. Roba da Prima Repubblica.

 

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